Mi chiamo Ashin Yevata, ho ventotto anni e sono un monaco e artista birmano. Senza genitori, né famiglia ho vissuto quasi tutta la mia vita nei monasteri buddhisti del mio paese. Vi entrai per la prima volta all’età di tre anni e venni cresciuto dai monaci e dal mio venerabile maestro. Come gli altri novizi e i bambini che frequentavano la scuola del monastero ho studiato la dottrina e la letteratura buddhista. Ma il mio maestro volle che frequentassi anche la scuola pubblica, dove mi vennero insegnate la storia e la letteratura birmana, le scienze, la geografia e le culture degli altri paesi.
Passavo tutto il mio tempo libero a leggere, non solo la letteratura buddhista o i libri scolastici, ma tutto ciò che riuscivo a trovare: dai giornali ai romanzi.
A nove anni cominciai anche a scrivere le mie prime poesie e da allora non ho più smesso di scrivere racconti, articoli, versi.
Stando sempre vicino al mio maestro ebbi modo di conoscere le persone più disparate: monaci e monache di altri paesi, dottori, insegnati, astrologi, uomini d’affari, politici. Ascoltavo i loro discorsi, parlavo con loro imparando sempre qualcosa. Conobbi soprattutto molti scrittori, che mi aiutarono a coltivare il mio interesse per la letteratura.
Quando avevo sedici anni il mio maestro morì e dovetti abbandonare la scuola pubblica. Per cinque anni viaggiai per il mio paese vivendo in diversi monasteri e studiando la dottrina buddhista. In quegli anni ebbi la possibilità di osservare il modo di vivere dei monaci e novizi del mio paese e imparai a comprendere la loro forza e le loro debolezze
Al termine di quel periodo andai a vivere a Yangon, dove incominciai a frequentare l’università pubblica e un corso di lingua inglese presso una scuola monastica. Ciò mi permise di avere i miei primi contatti con gli stranieri. Ero soprattutto interessato a conoscere persone che provenivano da paesi non buddhisti. Incominciai a studiare la letteratura e la filosofia occidentale. Ciò arricchì anche il mio modo di scrivere e sviluppando un mio stile personale mi accorsi che esprimere i propri pensieri liberamente nel mio paese è un problema. Per questo non sono ancora riuscito a pubblicare nulla in Birmania. Non sono molto interessato alle questioni politiche, ma in Birmania basta voler scrivere liberamente ciò che si pensa per rischiare di finire in prigione. Perciò preferisco scrivere in inglese e pubblicare in altri paesi. Comunque sia, sono solo un monaco e tutto ciò che posso fare è aspettare.
La mia vita cambiò radicalmente dopo gli eventi del settembre 2007, la famosa rivolta dei monaci. Tutto cominciò il 5 settembre: alcuni monaci che stavano recitando il Canone buddhista a Pakkoku, nella Birmania settentrionale, vennero battuti e arrestati dai militari. La comunità monastica volle le scuse del governo per questo episodio, ma la richiesta non venne accolta. La comunità decise allora di organizzare una protesta pacifica, il 13 settembre ricevetti una lettera di adesione alla protesta dell’unione dei giovani monaci e il 17 settembre cominciammo a riunirci attorno alla Shwedagon Pagoda a Yangon. Il giorno seguente, il 18 settembre 2007 migliaia di monaci recitarono passi del Canone davanti alle pagode più famose di tutto il paese. Giorno dopo giorno monaci e monache, novizi, studenti e cittadini vennero ad aiutarci e ad affiancarci nella protesta. Nessuno di noi aveva mai visto una manifestazione di quelle dimensioni e fu a volte difficile riuscire a coordinare tutti i gruppi.
Il 22 settembre pregammo nei pressi della Shwedagon, il mio gruppo girò anche nei dintorni recitando il Canone e ci spingemmo fino alla casa di Aung San Suu Kyi.
La notte del 27 settembre 2007 i militari entrarono nel monastero di Nge Kya Yan e arrestarono molti monaci. Noi tentammo di organizzare i manifestanti presso la Sule Pagoda, ma le forze dell’ordine ci caricarono e aprirono il fuoco. Non potemmo opporci alla loro violenza e non riuscimmo ad organizzare nuove proteste. Quella notte non potei dormire nel mio monastero, alcuni dei miei studenti infatti mi dissero che ero ricercato dai militari e che la mia foto era appesa nelle stazioni di polizia.
Per circa quindici giorni ho tentato di riunire segretamente le persone per continuare le proteste, ma i militari continuavano a perquisire i monasteri e ad arrestare la gente. Solo nei pressi della Shwedagon Pagoda vennero arrestate circa 200 persone. Fuggii da Yangon e mi nascosi in diverse città del paese, ma presto mi resi conto che l’unico modo per salvarmi era varcare il confine. Per questo non posso più tornare in Birmania e ho fatto domanda di asilo politico in Francia. Questa è la mia autentica esperienza delle proteste per la DEMOCRAZIA e l’INFORMAZIONE LIBERA in Birmania.
Ora vivo a Bordeaux insegno la meditazione Vipassana e sto lavoro ad alcuni progetti artistici (pittura e performance) i cui proventi andranno in beneficienza agli orfani nel mio paese, grazie ad una ONG, la FLAO con la quale collaboro come volontario insieme ad alcuni artisti e altri monaci birmani.
Per quanto riguarda invece la mia attività di scrittore, al momento ho tradotto in inglese cinque articoli, altrettante poesie e due racconti lunghi (“The Eight Path Ways for Life”) sulla dottrina del Buddha in uno stile che dovrebbe facilitare alla gente la comprensione della filosofia buddhista e della rivolta dei monaci. Molti altri miei scritti, incluso il racconto “A Visit to the Meditation Centre with a Spanish” non sono ancora stati tradotte dal birmano. Sarei felice se volontari di madrelingua inglese mi potessero aiutare nella traduzione. Sto cercando anche persone che possano tradurre le mie opere dall’inglese al francese. Se siete interessati, per favore contattatemi (ashin.artist@gmail.com).
In fede,
ASHIN


